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Funziona come una pianta e trasforma la CO2 in ossigeno, ma è fatta di seta e cloroplasti. A crearla è stato l’ingegnere italiano Julian Melchiorri
Si chiama Silk Leaf ed è una foglia artificiale biologica in grado di assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno grazie al processo della fotosintesi. Il prototipo è stato realizzato dall’ingegnere italiano Julian Melchiorri, che ha combinato proteine della seta e cloroplasti stabilizzati per creare un biomateriale reattivo, capace di imitare il comportamento delle foglie naturali. Alimentata da luce e acqua, Silk Leaf consente la conversione della CO₂ in ossigeno e composti organici, con un consumo energetico minimo e potenzialità applicative straordinarie.
La foglia artificiale si basa su un approccio di biomimetica, ovvero la replica dei processi naturali in ambito tecnologico. “È il primo prototipo che dimostra l’impatto potenziale dei materiali fotosintetici sulla nostra vita quotidiana”, ha spiegato Melchiorri, che ha avviato il progetto in risposta all’aumento delle emissioni globali di carbonio e all’urbanizzazione crescente.
Com’è fatta Silk Leaf e come funziona
Il cuore del dispositivo è un materiale biologico composto da proteine della seta, all’interno del quale sono stati integrati cloroplasti – le strutture cellulari che, nelle piante, consentono la fotosintesi. Grazie a questa combinazione, Silk Leaf riesce ad assorbire luce visibile e acqua, trasformando CO2 in ossigeno e zuccheri, proprio come farebbe una pianta.
Per garantire la sopravvivenza dei cloroplasti all’interno del materiale, è stato sviluppato un sistema ispirato al funzionamento delle foglie naturali che fornisce acqua in modo continuo. L’acqua ha anche una funzione depurativa: può rimuovere residui chimici e zuccheri attraverso un processo di osmosi, aprendo nuove prospettive per la generazione energetica attraverso il riutilizzo dell’acqua stessa.
Più ossigeno, meno CO2: un’efficienza sempre maggiore
Uno dei punti di forza di Silk Leaf è la possibilità di ottimizzare la produzione di ossigeno. Variando la composizione del biomateriale e il numero di cloroplasti attivi, si possono ottenere prestazioni diverse in base al contesto d’uso. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che interventi nanotecnologici sui cloroplasti possono aumentare del 49% l’efficienza fotosintetica. Inoltre, la ricerca genetica promette ulteriori miglioramenti, rendendo questi materiali sempre più efficaci nel tempo.
Applicazioni reali: città, edifici, spazio
Grazie alla sua modularità e al basso fabbisogno energetico, Silk Leaf può essere utilizzata in moltissimi contesti. In ambienti urbani, potrebbe essere integrata in sistemi di ventilazione, superfici interne, facciate di edifici e persino combinata con l’illuminazione. Nei territori altamente inquinati, la foglia artificiale potrebbe contribuire a purificare l’aria in modo sostenibile.
Ma le applicazioni più sorprendenti riguardano lo spazio. A bordo di navette e stazioni spaziali, Silk Leaf potrebbe affiancare le tradizionali bombole di ossigeno, garantendo una produzione continua di ossigeno senza la necessità di strutture complesse. Anche in ambienti chiusi e ostili, come sottomarini o rifugi in zone contaminate, Silk Leaf potrebbe fornire un apporto essenziale di ossigeno, migliorando sicurezza e autonomia.
Verso un futuro sostenibile, dentro e fuori casa
Secondo Julian Melchiorri, i materiali reattivi biologici come Silk Leaf rappresentano una nuova frontiera: “Contribuirebbero a migliorare la vita urbana e domestica, in modo socialmente ed ecologicamente sostenibile”. In un mondo in cui cresce l’urgenza di trovare soluzioni per la qualità dell’aria, Silk Leaf si propone come una tecnologia visionaria ma concreta, capace di trasformare pareti, soffitti e oggetti in superfici capaci di generare ossigeno, favorendo una convivenza più armoniosa con l’ambiente.