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Entro il 2030 l’Isola potrebbe funzionare solo con le energie verdi, tagliando la CO2 e le bollette delle famiglie
La Sardegna può diventare un modello di transizione ecologica per l’Italia. A dirlo non è uno slogan, ma un’analisi tecnica: lo studio “Analisi di possibili traiettorie per la transizione energetica in Sardegna”, redatto dal Politecnico di Milano, in collaborazione con le università di Cagliari e Padova, dimostra che l’intero sistema elettrico regionale potrebbe funzionare esclusivamente con fonti rinnovabili già entro il 2030.
Lo scenario ipotizzato prevede 7 GW di fotovoltaico, 4 GW di eolico (metà su terraferma, metà offshore) e 14 GWh di sistemi di accumulo, in gran parte di grande scala. Secondo lo studio, la riduzione delle emissioni di CO₂ sarebbe del 62% rispetto ai livelli del 2020, e i costi di produzione dell’energia elettrica calerebbero drasticamente, con una conseguente diminuzione del prezzo zonale del 39%, passando dagli attuali 108 €/MWh a circa 66 €/MWh.
Bollette più basse e meno impatto ambientale
I vantaggi non si fermano qui. Se applicato, lo scenario proposto porterebbe a un taglio del 20% nella bolletta elettrica per i consumatori domestici tipo (2.000 kWh annui), con un risparmio stimato di circa 80 euro all’anno per famiglia.
Inoltre, le nuove installazioni richiederebbero solo lo 0,4% del suolo agricolo della Sardegna, sfatando il timore che le rinnovabili compromettano le coltivazioni. Anche i costi iniziali di investimento verrebbero ampiamente compensati da quelli di esercizio, molto più bassi rispetto agli impianti alimentati da combustibili fossili.
Lo studio è stato commissionato da Coordinamento Free, che da tempo denuncia la scarsa lungimiranza delle politiche regionali, in particolare in merito all’individuazione delle aree idonee per impianti verdi.
Scelte politiche miopi frenano la transizione sarda
L’amministrazione regionale, infatti, ha dichiarato idoneo solo l’1% del territorio alla realizzazione di nuovi impianti rinnovabili. Non solo: dopo aver bloccato l’eolico e il fotovoltaico, la Regione ha detto sì alla costruzione di due nuovi rigassificatori, favorendo l’energia fossile.
Una scelta che gli esperti definiscono non in linea con gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione. Coordinamento Free aveva già lanciato l’allarme sul Testo Unico sulle rinnovabili, avvertendo che lasciare alle Regioni la libertà di decidere sulle aree idonee rischiava di bloccare lo sviluppo del settore. Lo studio ora conferma quelle preoccupazioni, mostrando che la Sardegna ha tutte le carte in regola per essere alimentata solo da energie pulite.
Un’occasione concreta per rilanciare l’economia dell’isola
Secondo gli autori, una transizione completa verso le rinnovabili porterebbe benefici economici diretti e indiretti: dalla riduzione della dipendenza energetica esterna alla creazione di nuove opportunità occupazionali, passando per una migliore stabilità dei costi dell’energia a lungo termine.
Inoltre, al crescere del grado di elettrificazione dei consumi, i vantaggi aumenterebbero in modo proporzionale. Lo studio evidenzia che più aumenta l’uso diretto dell’elettricità, più si riducono i costi e le emissioni.