Polcenigo, il borgo dell’acqua tra storia e natura

Dal castello al Palù di Livenza, tra chiese antiche, leggende, seterie, ruscelli e cestai: scopri il fascino del borgo friulano Patrimonio Unesco

Adagiato tra colline, sorgenti e antichi torrenti, Polcenigo è un piccolo gioiello del Friuli Occidentale che unisce paesaggio, storia e arte in un intreccio unico. Il suo nome, secondo alcune ipotesi, deriverebbe dal latino Paucinius, indicando un’origine prediale romana, anche se il suffisso “-igo” lascia intravedere tracce celtiche. Altri racconti popolari legano il toponimo a una “poucelle”, una giovane figlia del conte di Blois, a cui Carlo il Calvo avrebbe donato il territorio nell’875. Di certo, però, è che il borgo custodisce radici antichissime, come dimostra il sito palafitticolo di Palù di Livenza, abitato già nel V millennio a.C. e oggi parte del Patrimonio Unesco.

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Dalle palafitte alle dominazioni veneziane

Già in epoca romana, Polcenigo era frequentato, come testimoniano monete, mosaici e laterizi rinvenuti nei campi. Nei secoli successivi, il borgo diventa sede di una delle prime pievi rurali del Pordenonese e di una delle più antiche chiese, quella di San Floriano.

Nel 963 l’imperatore Ottone I concesse il feudo al vescovo di Belluno, che lo affidò a una famiglia militare: nacquero così i signori, poi conti di Polcenigo, e con loro il castello, nucleo difensivo da cui si sviluppò il borgo. Nel 1445 il dominio passò alla Repubblica di Venezia, sotto la quale il paese conobbe sviluppo agricolo e artigianale, grazie anche a mulini, segherie e filande per la seta, cresciute nei secoli successivi.

Tra palazzi nobiliari, arte sacra e scorci d’acqua

Camminando per le vie del borgo, si incontrano eleganti dimore storiche come Palazzo Fullini, con porticati a bugne e mascheroni in pietra, o Palazzo Scolari-Salice, affacciato su un giardino ottocentesco. Più avanti, Palazzo Zaro ricorda una curiosa vicenda: fu ceduto dai conti per liberare due fratelli prigionieri dei turchi. Il vecchio teatro si trova nell’ex residenza dei conti, e lungo le strade si susseguono chiese di grande pregio, tra cui San Giacomo, San Lorenzo, San Giovanni e l’antica chiesa di Ognissanti, rimaneggiata più volte ma ancora carica di suggestione.

Sulla collina, il castello trasformato in villa nel Settecento domina la vallata. Dell’antico splendore rimangono oggi le mura e la chiesa di San Pietro. Più in alto ancora sorge la pieve di San Floriano, con affreschi tardo-medievali attribuiti forse alla scuola di Vitale da Bologna o di Tommaso da Modena.

Parco di San Floriano, sorgenti, mulini e il Gorgazzo

Polcenigo è terra di sorgenti, prati e boschi. Il Parco Rurale di San Floriano, con 40 ettari di pascoli e marcite, ospita animali, alberi secolari e due mulini sopravvissuti su dodici. La sorgente del Gorgazzo, profonda e azzurrissima, affascina per la sua bellezza e il mistero delle acque carsiche. A pochi passi si trovano le risorgive del Livenza, presso il santuario della Santissima, e la frazione di Mezzomonte, con le sue case in pietra a quota 477 metri.

Accanto alla natura, l’artigianato è protagonista: il borgo è celebre per la lavorazione del vimini, da cui nascono i tradizionali zhestón, cesti intrecciati a mano usati un tempo per il bucato o la vendemmia. Il simbolo della cucina locale è invece la trota dell’Alto Livenza, che vive nelle acque fresche e trasparenti del fiume.

Eventi, musei e tradizioni che animano il borgo

Polcenigo conserva anche una forte identità culturale. Il Museo dell’Arte Cucinaria, parte dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane, raccoglie ricettari, attrezzi e menù storici dei cuochi locali diventati famosi in tutto il mondo. Durante l’anno, il borgo si anima con eventi come la Fortajada (frittata di San Giovanni, ad aprile), la Festa dei Ciclamini (in agosto), la Sagra dei Thést (a settembre, dedicata ai cesti in vimini), la Sagra della Castagna (a Mezzomonte, in ottobre) e la suggestiva Rassegna dei Presepi, da dicembre a gennaio, con creazioni artigianali esposte tra le vie del paese.

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