Il sistema immunitario rileva le cellule malate al pari di un profilo social che pubblica aggiornamenti assurdi, per poi disattivarle
Un nuovo studio condotto dal team della professoressa Yardena Samuels al Weizmann Institute of Science e pubblicato sulla rivista Cancer Cell, ha mostrato come sia possibile indurre le cellule tumorali a esporsi al sistema immunitario forzandole a produrre proteine anomale. Il trucco? Interrompere volutamente il processo di produzione delle proteine – noto come traduzione – così da aumentare il numero di bersagli che il sistema immunitario può riconoscere e attaccare. Questa scoperta potrebbe rivoluzionare il campo dell’immunoterapia, rendendola efficace anche per quei pazienti il cui tumore mostra poche mutazioni, solitamente esclusi dalle terapie attuali.
Come funziona il sistema immunitario e perché il cancro riesce a sfuggirgli
Il nostro sistema immunitario riconosce le cellule malate grazie alla presenza di proteine anomale sulla loro superficie, spesso generate da virus o mutazioni genetiche. Tuttavia, molti tumori riescono a eludere questo controllo proprio perché producono pochissime proteine “sospette”.
La ricerca ha dimostrato che alterando il processo di traduzione – fase in cui le informazioni genetiche vengono trasformate in proteine – è possibile far “impazzire” le cellule tumorali. Questo le costringe a produrre proteine sbagliate e facilmente identificabili dai linfociti T killer, ovvero le cellule del sistema immunitario deputate a distruggere i nemici interni.
Lo studio sui topi e l’effetto combinato con l’immunoterapia
Usando l’ingegneria genetica, il team ha eliminato un enzima essenziale per la lettura corretta del codice genetico nelle cellule di melanoma. Il risultato è stata la produzione di proteine difettose in grado di innescare una risposta immunitaria efficace.
Nei modelli murini, si è osservato che le cellule T aumentavano e penetravano nel tumore, ma risultavano esauste e incapaci di completare il lavoro. È qui che entra in gioco una seconda strategia: combinare il nuovo trattamento con immunoterapie già esistenti. Il risultato è stato sorprendente: fino al 40% dei topi ha mostrato la completa regressione del tumore.
Verso nuovi strumenti predittivi e terapie personalizzate
Attualmente, l’immunoterapia viene proposta soprattutto a pazienti con un alto numero di mutazioni. Tuttavia, molti tumori “silenti” potrebbero nascondere un basso livello di enzimi legati alla traduzione proteica, rendendoli comunque vulnerabili alla nuova strategia.
“Trovare un nuovo indicatore predittivo dell’efficacia dell’immunoterapia permetterà di trattare pazienti finora esclusi”, ha spiegato Yardena Samuels.
Colpire altri tipi di tumore e usare l’intelligenza artificiale
Lo studio dimostra non solo un nuovo approccio terapeutico, ma anche un cambio di paradigma: non solo mutazioni, ma errori nel processo di traduzione possono rendere il tumore riconoscibile e aggredibile.
“Esistono oltre 600 fattori coinvolti nella sintesi proteica: stiamo usando strumenti di intelligenza artificiale per individuare altri bersagli terapeutici”, ha sottolineato la professoressa.
L’obiettivo è estendere questa strategia a tumori della mammella, pancreas e colon, con la speranza di raggiungere quelle decine di migliaia di pazienti oggi senza alternative efficaci.