Le api mellifere possono ostacolare le api selvatiche? Un test in Italia fornisce risposte
In un angolo remoto dell’Arcipelago Toscano, un esperimento ha messo in luce una dinamica inaspettata tra api mellifere e api selvatiche. Gli scienziati hanno scoperto che, in assenza delle api da miele, gli impollinatori selvatici riescono a raccogliere più nettare e polline, suggerendo che la presenza di alveari gestiti potrebbe compromettere la biodiversità locale. Lo studio, pubblicato su Current Biology, evidenzia il rischio che le api mellifere possano dominare gli ecosistemi sensibili, contribuendo al declino degli impollinatori nativi.
L’esperimento sull’isola di Giannutri
La ricerca è nata nel 2018, quando le autorità del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano hanno autorizzato l’introduzione di 18 alveari sull’isola di Giannutri, un’area protetta. L’obiettivo era verificare se la presenza delle api mellifere potesse influenzare le popolazioni di impollinatori selvatici.
Dal 2021 al 2024, un team di ricercatori guidato da Alessandro Cini (Università di Pisa) e Leonardo Dapporto (Università di Firenze) ha monitorato due specie chiave: il bombo dalla coda color camoscio (Bombus terrestris) e l’Anthophora dispar, un’ape solitaria. Gli scienziati hanno contato il numero di api selvatiche e domestiche presenti sulle piante da fiore e misurato la disponibilità di nettare e polline prima e dopo l’intervento sugli alveari.
Per comprendere meglio l’impatto della competizione, i ricercatori hanno temporaneamente bloccato gli alveari, impedendo alle api mellifere di uscire per alcuni giorni all’anno. Il risultato è stato sorprendente: il nettare nei fiori è aumentato del 60% e il polline disponibile per le api selvatiche del 30%.
Un ecosistema sotto pressione
L’esperimento ha mostrato che, quando gli alveari erano chiusi, le api selvatiche tornavano a frequentare i fiori con maggiore facilità. Nei giorni normali, invece, le api mellifere arrivavano prima sui fiori, prosciugando rapidamente le risorse. A differenza delle api solitarie, che devono trovare il cibo autonomamente, le api mellifere comunicano tra loro e indicano ai compagni dell’alveare le migliori fonti di nettare. Questo vantaggio competitivo potrebbe spiegare perché, nel corso dei quattro anni di studio, la popolazione di bombi e Anthophora sia calata di circa l’80%.
Secondo Lorenzo Pasquali, dottorando dell’Università di Firenze e autore principale dello studio, il fenomeno era evidente anche sul campo: “Anno dopo anno, la nostra impressione era che il ronzio delle api selvatiche sull’isola fosse sempre più debole.”
Quanto incide la presenza delle api mellifere?
Sebbene lo studio suggerisca un legame tra la presenza di alveari e il declino delle api selvatiche, gli scienziati sottolineano che non si può affermare con certezza che le api mellifere siano l’unico fattore responsabile. La ricercatrice Margarita López-Uribe, della Pennsylvania State University, ha ricordato che le popolazioni di insetti variano naturalmente di anno in anno, rendendo difficile isolare una singola causa.
Anche Alexis Beaurepaire, biologo esperto di api presso l’Agroscope Bee Research Centre, ha evidenziato che il calo delle api selvatiche potrebbe essere stato accentuato da fluttuazioni nella presenza di fiori sull’isola, oltre che dall’alta densità di alveari installati rispetto alla superficie disponibile.
Un caso isolato o un problema globale?
Gli autori dello studio avvertono che i risultati ottenuti non devono essere generalizzati. Non si tratta di demonizzare le api mellifere, fondamentali per l’impollinazione agricola, ma di valutare attentamente il loro impatto negli ecosistemi protetti.
“Spero che questa ricerca stimoli nuovi studi, ma non venga usata come pretesto per rimuovere le api mellifere ovunque”, ha dichiarato Dapporto.
Nel frattempo, le autorità del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano hanno deciso di vietare l’installazione di alveari a Giannutri per il 2024, per valutare se l’assenza delle api mellifere permetterà alle specie selvatiche di riprendersi. Solo il tempo dirà se questa misura sarà sufficiente a riequilibrare l’ecosistema.