Indice
Il confronto impietoso con Berlino e Madrid: l’Italia importa gas, frena le rinnovabili e perde miliardi. L’allarme di Re Rebaudengo
Mentre il costo dell’energia continua a pesare sulle famiglie italiane, la transizione verso le fonti rinnovabili nel nostro Paese procede a rilento. Una lentezza che si riflette anche sulle bollette elettriche, più alte rispetto alla media europea, e su una dipendenza strutturale dai combustibili fossili importati, in particolare il gas. In un’analisi approfondita pubblicata su GreenReport.it, il giornalista Luca Aterini raccoglie il punto di vista di Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy, che lancia un appello: “Abbiamo i prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa. Siamo anche il Paese europeo con la maggiore dipendenza dalle importazioni dall’estero di combustibili fossili”. A peggiorare il quadro, aggiunge, sono i record negativi legati al clima e alla salute: “Siamo primi in Europa per esposizione a eventi climatici estremi e per vittime da inquinamento atmosferico”.
Norme, blocchi e burocrazia: così si rallenta la transizione
Nonostante gli impianti rinnovabili abbiano già dimostrato di abbassare i prezzi dell’energia, sia in Italia che a livello europeo – come rilevato da Enea, Arera, Anie Rinnovabili ed evidenziato anche da Eurelectric – l’espansione di questi impianti nel nostro Paese resta bloccata da normative confuse, autorizzazioni lente, e sindromi Nimby (not in my backyard) e Nimto (not in my term of office). “Incredibilmente, in Italia la transizione è in una fase di estrema difficoltà, nonostante gli impegni assunti con il Pnrr”, afferma Re Rebaudengo. Le contraddizioni normative sono evidenti: “Le rinnovabili abbassano già i prezzi. Ma tra criticità normative e obiettivi messi in discussione, restiamo impantanati”.
Il risultato? L’Italia resta indietro rispetto ai suoi principali partner europei, perdendo l’occasione di tagliare le bollette, creare occupazione e ridurre le emissioni.
Spagna e Germania guidano la corsa green
La Spagna ha autorizzato, in un solo giorno dell’estate scorsa, tanti impianti rinnovabili quanti ne ha attivati l’Italia in tutto il 2023. Oggi, il 56% dell’elettricità spagnola proviene da fonti rinnovabili, contro il 48,8% dell’Italia (che copre così solo il 41,2% della domanda). I risultati si vedono: “Generiamo migliaia di posti di lavoro e abbiamo un’elettricità più economica del 30% rispetto ai concorrenti europei”, ha dichiarato il premier spagnolo Pedro Sánchez.
Secondo i calcoli del ricercatore Luigi Moccia, se l’Italia avesse investito quanto Spagna o Portogallo nel quadriennio passato, avrebbe risparmiato 74 miliardi di euro in bolletta. E lo scenario è ancora più interessante se si guarda al futuro: “Se la Spagna raggiungesse il 78% di rinnovabili elettriche entro il 2030, i prezzi del kWh potrebbero scendere di un ulteriore 50%”, ha spiegato Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.
La Germania accelera: 20 GW in un anno, l’Italia in sette
La Germania, locomotiva industriale d’Europa, ha installato nel solo 2024 ben 20 gigawatt di rinnovabili. Un risultato che l’Italia ha raggiunto solo in sette anni. Anche qui, i risparmi per famiglie e imprese sarebbero stati enormi: 49,4 miliardi di euro in meno sulle bollette elettriche, se l’Italia avesse mantenuto il passo tedesco.
Eppure, in Italia le difficoltà aumentano. “Il Dm Aree idonee rischia di rendere non idoneo il 99% del territorio nazionale, anche le zone già autorizzate. Il Dl Agricoltura vieta il fotovoltaico a terra, nonostante 4 milioni di ettari agricoli abbandonati. E il Testo unico, invece di semplificare, aumenta l’incertezza”, denuncia Re Rebaudengo.
Rinnovabili bloccate, costi in aumento e obiettivi a rischio
Le conseguenze di queste scelte sono chiare: aumentano i costi, cresce la dipendenza energetica, e i target climatici si allontanano. “È difficile comprendere come sia possibile che, a fronte di questi benefici, si continui a ostacolare la transizione”, conclude il presidente di Asja. L’Italia rischia di restare fuori dalla rivoluzione energetica in atto in Europa, mentre altri Paesi riducono le bollette, le emissioni e la vulnerabilità economica.