Clima e pollini: stagione più lunga, più rischi per la salute

Aumentano i giorni senza gelo e le concentrazioni di polline: allergie e problemi respiratori più diffusi tra bambini e anziani

Il cambiamento climatico sta prolungando la stagione dei pollini e intensificando le allergie respiratorie. Lo dimostrano i dati del 2023 diffusi dall’ISPRA: in Italia si sono registrati 10 giorni senza gelo in più rispetto alla media del trentennio 1991-2020. Si tratta del terzo valore più alto mai registrato. Secondo l’indicatore “Giorni con gelo”, che misura quando le temperature minime scendono sotto zero, l’aumento di giorni senza gelo indica un prolungamento del periodo di fioritura. Questo fenomeno ha conseguenze dirette sulla salute pubblica, in particolare per chi soffre di asma e allergie.

Il tema è stato al centro del congresso “Libero Respiro”, patrocinato dalla SIAAIC e in corso a Cetara in occasione della 18ª Giornata Nazionale del Polline. “Alla luce dell’aumento delle giornate senza gelo, che evidenzia l’impatto crescente del riscaldamento climatico, si registra un trend tutt’altro che rassicurante di stravolgimento del calendario dei pollini”, ha dichiarato Vincenzo Patella, presidente SIAAIC.

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Stagione dei pollini più lunga e intensa

Secondo Patella, le piante anticipano la fioritura primaverile di circa 25 giorni e prolungano quella autunnale di quasi tre settimane, per un’estensione complessiva di oltre un mese e mezzo. Questo significa che i sintomi allergici durano più a lungo e colpiscono in modo più grave oltre 10 milioni di italiani.

Un’analisi di Climate Central ha confermato questa tendenza anche negli Stati Uniti: su 198 città analizzate, ben 172 hanno perso in media 20 giorni di gelo rispetto al 1970. “Il cambiamento climatico rende la stagione dei pollini non solo più lunga, ma anche più intensa a causa dell’inquinamento che intrappola il calore”, spiega ancora Patella. “Livelli più elevati di CO₂ possono aumentare la produzione di pollini nelle piante, soprattutto nelle graminacee e nell’ambrosia”.

Mortalità respiratoria cresce con i pollini

Uno studio pubblicato su BMC Public Health ha esaminato oltre 127.000 decessi in Michigan tra il 2006 e il 2017. I risultati hanno mostrato una correlazione tra alte concentrazioni di polline e aumento della mortalità nei soggetti anziani con malattie respiratorie.

“Utilizzando modelli informatici avanzati, gli autori dello studio hanno osservato come livelli elevati di polline, dopo 7 giorni di esposizione, fossero correlati a un aumento dei tassi di mortalità negli anziani con problemi respiratori preesistenti”, spiega Patella. In particolare, i pollini di alberi decidui e graminacee sono stati associati a un rischio di mortalità maggiore dell’81%, mentre l’ambrosia è legata a un incremento del 107% per la BPCO e del 116% per altre patologie respiratorie croniche.

Città green ma allergy-safe

La SIAAIC propone un decalogo per una gestione del verde urbano che riduca l’impatto dei pollini. “È importante preferire piante impollinate dagli insetti, che producono meno polline, ed evitare specie come betulla, cipresso e ulivo”, sottolinea Patella.

Tra le raccomandazioni: effettuare la falciatura in orari notturni e senza vento, e potare le siepi prima della fioritura. Anche per i singoli cittadini è utile consultare i bollettini pollinici locali, filtrare l’aria domestica e limitare le attività all’aperto nei giorni critici. “Oltre a ridurre l’esposizione, fondamentale è la gestione del verde pubblico per la riduzione della quantità di pollini”, conclude Patella.

Una salute pubblica più consapevole

Il riscaldamento globale non solo minaccia l’ambiente, ma sta trasformando il calendario allergico. L’allungamento e l’intensificazione della stagione pollinica sono ormai dati concreti che richiedono misure urgenti da parte delle amministrazioni locali e delle istituzioni sanitarie. L’invito degli esperti è chiaro: serve una maggiore prevenzione, educazione ambientale e strategie urbane intelligenti per proteggere i soggetti più vulnerabili.

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